15 ottobre 2026

Dormire e non riposare: il sonno nella fibromialgia e cosa dice la ricerca

Tra i sintomi della fibromialgia, il sonno che non ristora è uno dei più raccontati e, paradossalmente, dei più sottovalutati. Si dorme, magari anche per ore, e ci si sveglia come se non lo si fosse fatto. Oppure si dorme male: risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarsi, una notte che sembra sempre troppo lunga o troppo corta. Chi lo vive sa che stanchezza e dolore si alimentano a vicenda, e che una notte difficile spesso prepara una giornata più faticosa.

Sul piano della ricerca, uno degli strumenti più studiati per l'insonnia cronica è la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, abbreviata CBT-I. Non è un farmaco e non è una tecnica di rilassamento: è un percorso strutturato, guidato da un professionista formato, che lavora sulle abitudini legate al sonno e sui pensieri che le accompagnano («se non dormo stanotte domani sarà un disastro»).

Uno studio randomizzato e controllato, il trial SPIN, ha coinvolto 113 adulti con fibromialgia e insonnia cronica, assegnati a CBT-I, a una terapia cognitivo-comportamentale per il dolore (CBT-P) o a una lista d'attesa. Entrambi i trattamenti hanno migliorato le misure del sonno riferite dai partecipanti rispetto al gruppo di controllo, alla fine del trattamento e dopo sei mesi, con effetti più marcati e mantenuti per la CBT-I. Sul dolore e sull'umore, invece, nessuno dei due trattamenti ha fatto meglio del gruppo di controllo nel complesso; circa un terzo delle persone in ciascun gruppo di trattamento ha avuto una riduzione del dolore superiore al 30% subito dopo il percorso, e a sei mesi questo vantaggio è rimasto solo nel gruppo CBT-I. Gli autori stessi parlano di un possibile beneficio a lungo termine sul dolore, ma chiedono ulteriori studi per capire per chi funzioni e perché.

Come leggere questi dati con realismo? La CBT-I sembra una strada concreta per migliorare il sonno anche in presenza di fibromialgia; sul dolore l'effetto non è garantito, e non per tutti. Non sostituisce le altre componenti della cura e non è una soluzione a sé. Va inoltre ricordato che è un solo studio, anche se ben condotto.

Nel frattempo, ci sono cose semplici che non costano nulla e che vengono spesso consigliate come buona igiene del sonno: orari il più possibile regolari, una camera buia e silenziosa, meno schermi nell'ora prima di dormire, caffeina limitata nel pomeriggio. Non sono miracoli e non funzionano per tutti, ma sono un punto di partenza gentile. Se il sonno è un problema persistente, vale la pena parlarne con il medico curante o con lo specialista, che può valutare se ci sono cause trattabili e indicare dove trovare un percorso di CBT-I.

Un'ultima idea, pratica: annotare per qualche settimana a che ora ci si addormenta, quante volte ci si sveglia e come ci si sente al mattino. Non serve a farsi un esame di coscienza, ma a portare al medico informazioni più precise di un generico «dormo male». Questo articolo racconta lo stato di uno studio e non sostituisce un parere clinico.

Fonti