4 novembre 2026

«Ma tu non hai niente!»: come spiegare il dolore invisibile ai bambini

Per un bambino, il dolore è qualcosa che si vede: un ginocchio sbucciato, un cerotto, una fasciatura. Quando un genitore, un nonno o un'amica stanno male senza segni evidenti, la frase «ma tu non hai niente!» può uscire con la più sincera innocenza. Non è cattiveria: è il modo in cui i più piccoli ragionano. Spiegare il dolore invisibile, allora, non vuol dire fare una lezione di medicina, ma offrire immagini semplici che si possano capire e ricordare.

Partire da ciò che il bambino conosce. Un mal di pancia non si vede, eppure c'è. Una giornata in cui si è stanchi senza aver corso si riconosce subito. Da qui si può dire, con parole semplici, che alcune persone sentono dolore e stanchezza per molto tempo, anche se da fuori sembrano stare bene.

Dire con chiarezza che non è colpa di nessuno e che non si attacca. I bambini tendono a cercare la causa dentro di sé («forse ho fatto qualcosa io») o a temere il contagio. Le due frasi più rassicuranti sono le più semplici: non è colpa di nessuno, e non ci si può ammalare stando vicino a chi sta male.

Usare un'immagine per l'energia. La «teoria dei cucchiai», raccontata da Christine Miserandino, usa dei cucchiai per mostrare che ogni giorno si ha una quantità limitata di energia e che ogni attività ne consuma un po'. Per i bambini funziona molto bene in versione gioco: un barattolo, qualche cucchiaino, e la scoperta che certi giorni ce ne sono meno e conviene scegliere con cura.

Dare qualcosa da fare. I bambini si sentono meglio quando possono aiutare. Un abbraccio morbido, un gioco tranquillo da fare insieme, un disegno, un'attività sul divano: sono gesti concreti con cui stare vicino a chi soffre, senza dover «sistemare» nulla.

Lasciare spazio alle domande, anche quelle scomode. «Ma guarirai?», «Fa tanto male?», «Posso toccarti?»: meglio rispondere con sincerità e a misura di età, ammettendo anche quando non si sa. È normale che tornino più volte e a distanza di giorni.

Sono gli stessi pensieri da cui è nato «Zoe e il Pianeta del Dolore Invisibile», un albo illustrato per bambine e bambini dai 5 ai 10 anni, da leggere insieme a un adulto: Zoe, che convive con la fibromialgia, risponde a un compagno che le dice «ma tu non hai niente!» portandolo sul suo pianeta, dove una Tribù di animali rende visibile ciò che di solito resta nascosto. Nelle ultime pagine ci sono una nota per gli adulti, frasi da dire e domande per parlarne dopo la lettura.

Questo articolo offre spunti di conversazione e non sostituisce il parere di professionisti della salute o dell'infanzia.

Fonti